da "I PASSI PERDUTI 365", Immordino Editore, 1967.

Vincenzo Talarico

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I giovani letterati passeggiavano lungo l'altro marciapiedi, quello dell'ombra. Qualcuno si rammaricava di non essere arrivato in tempo per salutare Cardarelli prima che avesse avuto inizio il viaggio verso i paesi dell'insolazione. Ai malati incurabili della "retorica del caldo" non restava che guardare il cappotto del poeta nella luce abbagliante del marciapiedi proibito.

Il cappotto nereggiante nella canicola tra i tavolini deserti dei caffè faceva pensare, certi giorni, a un'illusione ottica. Anche i compaesani di don Chisciotte, al primo apparire del cavaliere nella sua bardatura, dovettero avere impressioni non dissimili. Non v'è dubbio, del resto, che un ramo di parentela ci fosse tra il cappotto del poeta e l'anacronistica divisa dell'hidalgo. Né era, poi, un caso che Cardarelli fosse accompagnato costantemente da un ammiratore come don Chisciotte, appunto, era seguito da Sancio Pancia. Quel devoto era il professore Marino Piazzolla, negli ambienti letterari già da allora conosciuto, anche, come "Il Re Galantuomo", a causa di un pizzo e di un paio di baffi che, concepiti e coltivati con ambizioni dartagnanesche, avevano finito con l'evocare certe oleografie popolari raffiguranti Vittorio Emanuele Il, padre della Patria.

Di un lungo periodo, quasi un decennio, trascorso a Parigi, il "Re Galantuomo" aveva conservato alcuni tratti montparnassiani, visibili in una certa eccentricità del vestire. Un gilet eccessivamente pittoresco, a mezza strada tra Balzac e un domatore di circo equestre, fu apertamente, una mattina, deplorato da Cardarelli, del quale, pure, tutto poteva dirsi tranne che avesse fatti personali con maglie aggiunte e panciotti di rinforzo. Il fatto personale, se mai, era con alcuni atteggiamenti del costume letterario. Il "Re Galantuomo", con encomiabile arrendevolezza, si affrettò a sacrificare l'abbigliamento parigino.

Il "sodalizio" con Cardarelli era motivo di orgoglio per Piazzolla. Insieme con il gilet egli finì con l'immolare anche la passione