POETICAMENTE PACE
Premio di Poesia edizione 2007
Intervento del Presidente della Fondazione Piazzolla
In occasione della premiazione del concorso "PoeticaMente Pace", promosso dalla Provincia e dalla Fondazione Marino Piazzolla a Palazzo Valentini di Roma, mi è toccato di prendere la parola per ragioni istituzionali. Ero alla presenza di giovani, cimentatisi in una gara poetica che aveva come spunto l'approfondimento del tema della pace, attuale da millenni. Pensare la pace, desiderarla in contrapposizione a tragiche conseguenze di tante belligeranze è un fatto romantico, retorico o astratto che non risolve tanti drammi dei rapporti umani. E la pace non è solo un'aspirazione a senso unico, dovendo tenere alla base il presupposto della difesa che non è mai un fatto ingiusto. Difendersi dall'avversario che aggredisce è un dovere sacrosanto. Combattere predatori, violentatori, imbarbaritori è un comandamento di fede. Pertanto in nome della pace non si può essere traditori o vigliacchi. Nel concorso, tali presupposti o sono stati sfiorati o affrontati come stato d'animo o aspirazione alla pacificazione, intesa come ragione di accordo o comprensione. Rimanendo in tale contesto si è avuta una professione di fede in chiave laica, come estrema risorsa a voler bandire ogni forma di contesa o aggressione. Esprimere tale ambito è già un grande risultato, a prescindere da ogni politicizzazione o ideologizzazione fine a se stessa. E una nutrita rappresentanza di ragazzi, dai quindici ai venticinque anni, si è sentita protagonista dal gennaio precedente (data della diffusione del bando), all'ottobre successivo, data della chiusura di tale tornata, avvenuta con la premiazione e la lettura dei testi pubblicati in un libro appositamente realizzato, PoeticaMente Pace 2007, Fermenti Editrice, Roma. Nella partecipazione dei giovani frequentatori di scuole della provincia, ho avvertito una presenza che mi ha inibito nel mio ruolo istituzionale. Nel porgere il saluto ufficiale non mi sono adattato nel mio compito distaccato e formale di Presidente della Fondazione Piazzolla, sentendomi invece uno di loro. Così avrei voluto lasciare il tavolo, per chiedere ad ognuno per quali ragioni ha mostrato avversione nei confronti di tanti bellicismi. Anche se a volte tali avversioni sono discutibili in questa nostra società ricca di violenti per moda, aspirazione o calcolo, grazie a istituzioni corrotte o contaminate che prosperano in nome della legalità. E le loro letture, essendo testimoniate con partecipazione, mi è capitato di subìre come un transfert, notando come i giovani non sono solo contraddittori o inconcludenti. Molti di loro, se coltivati dalla famiglia o dalla scuola, potrebbero essere assertori di ragioni costruttive. Questa è l'aria di sfida che ho sentito diffondersi intorno. E tale provocazione mi ha convinto che in nome dell'istruzione ci sono tante aspirazioni che la nostra società rifiuta o non riconosce. Per concludere una constatazione di Giorgio Napolitano: "...difendersi dalle aggressioni ... non significa trasformarci in un esercito di aggressori..." che conferma quanto da me accennato nelle espressioni precedenti. Avallare ciò, non significa sconfessare il pacifismo a senso unico. Sentiamoli alcuni ragazzi del "PoeticaMente Pace": Dario Ronzani: "Pace che strana nota / sulla bocca di nessuno / e nel cuore di tutti ..."; Martina Andrenacci: "Illumina questa terra nostra / e falla vivere / e respirare ..."; Sandra Volpentesta: "... Sono mille anni / che ti cerco / ma non riesco / a trovarti ..."; Annacarla Benedetti: "Ahi, serpe militare / che tu possa venir schiacciata da una / giostra infantile ..."; Valentina Coccia: "... pace utopia dei nuovi popoli"; Arianna Angelucci: "... potremmo evitare rivolte, catastrofi, guerre / ma non di morire ..."; Pier Paolo Piscopo: "... questa Pace non può esistere ..."; Giorgio Zussini: "E se fosse una parola?"; Elisa Pacini: "Perché uccidere e odiare?"; Giulia Nardi: " La pace è l'amore corrisposto e spontaneo / di sei miliardi di vite ...". Non sottovalutiamo, per partito preso, queste parole né i giovani. Quando è possibile, difendiamoli o sosteniamoli. Da loro si può prevedere una vera fonte di pace. Più che da fronti o Cancellerie di tanti stati guerrafondai.
