Fondazione «Giovanni, Maria Teresa e Marino Piazzolla» riconosciuta con deliberazione n° 6487 del 1 Luglio 1988 Giunta Regionale del Lazio

e-mail: fondazionepiazzolla@libero.itaggiornato il 08/07/2017

Fondazione Marino Piazzolla: Novità

Massimo Budetta, composizione, 2012

Massimo Budetta, composizione, 2012


27 novembre 2013

Influssi politici e libere iniziative culturali

Dacia Maraini, il 13 dicembre 2013 su “Il Centro”, a proposito dell'arresto dell'assessore alla Cultura della Regione Abruzzo ha dichiarato: “... Siamo nel pieno degrado culturale e questo riguarda tutto il Paese. Si è estesa la cattiva cultura di non pensare alla collettività e di aggirare la legge...”. Parole sacrosante.
In Italia chi si pronuncia sui mali della società sono sempre gli scrittori e i pensatori. Categorie spesso considerate appartenere a classi che non rendono, che producono poco. Per questo i Brunetta o i Tremonti li hanno definiti incapaci di incrementare i ricavi. E la Maraini da pensatrice, con i suoi limiti in certe circostanze o con affermazioni appropriate, rimane un'esponente del pensiero libero che merita di essere ascoltata, soprattutto quando diviene obiettiva, lanciando i suoi strali contro il potere bacchettone e ipocrita.
Trovandosi in Abruzzo per lunghi periodi dell'anno ha pensato di aprire uno spazio a favore del teatro.
Si è prodigata in tal senso e quando ha visto che il potere la assecondava poco, ha preferito chiudere l'esperienza del Teatro di Gioia per «l'insensibilità e l'assenza delle istituzioni locali».
Traendo spunto da tale circostanza abbiamo ricordato l'esperienza che la Fondazione Piazzolla ha avuto in Abruzzo in fatto di cultura. Non ha avuto contatti diretti con la Regione o l'assessorato alla cultura, ma con il Premio “Città di Penne - Fondazione Piazzolla”, e con altri esponenti dell'ambiente locale e delle autorità. E in questo clima e contorno si è svolta la nostra collaborazione da noi finanziata direttamente nell'ambito della sezione in questione. E proprio per questo qualcuno ha parlato di benservito, riservato nei nostri confronti in un'iniziativa che pur incompatibile con i nostri punti di vista, ci ha lo stesso ostacolato. Le libere iniziative ostacolano quali interessi di potere?
Da quest'anno il Premio, avendo avuto il riconoscimento dell'eccellenza dagli organi amministrativi della Regione, risultava pienamente etichettato per il contorno. Venuti a conoscenza di ciò, a differenza dell'impegno preso in precedenza, risentendo dell'influsso politico, presentavamo dimissioni irrevocabili, anche se dal Segretario generale prof. Igino Creati ne avevamo, prima della sua dipartita, per il 2013 avuto rinnovo della collaborazione. Secondo i metodi autonomi e tradizionali in corso d'opera. Non essendo stati né informati né interpellati per le decisioni prese che riguardavano anche noi senza ricevere un saluto o un grazie per l'opera prestata negli anni precedenti, dalla nuova gestione, ci trovavamo di fronte a una situazione inaspettata.
La Fondazione Piazzolla si è sempre distinta per essere un'istituzione libera, apolitica, aconfessionale. E invece la novità ci presentava una situazione derivante da iniziative di collegamento politico che non avremmo potuto avallare. Venivamo anche a sapere di una banca rappresentata e gestita da un noto esponente politico connessa con l'iniziativa.
La nostra collaborazione nata con modalità d'intesa diverse, improvvisamente rischiava di divenire un supporto dissimile da quello prospettato. Risultando questa la situazione, venivamo lo stesso invitati a collaborare con l'iniziativa. Ma preferivamo insistere nel diniego non gradendo collegamenti politici, per mancanza di fiducia verso i politici in genere.
E per nostra fortuna, la collaborazione precedente, durata oltre dieci anni per la sezione poesia, non contemplava intese con politici di nessuna specie.
Né abbiamo mai chiesto a costoro contributi per sostenere l'elargizione a titolo completamente a nostro carico. La collaborazione si è solo interrotta per incompatibilità d'impostazione, sia pratica che culturale.
Dacia Maraini ha concluso la sua esperienza teatrale, avuta con l'Abruzzo per “ragioni di crediti e non di debiti”. Noi invece per scopi meramente culturali e per non avere accettato che un Premio di nota fama culturale divenisse un substrato di matrice partitica.
I premi, per essere liberi, come del resto le case editrici o di produzione, gli enti teatrali o musicali, dovrebbero non avere in giuria o tra gli organizzatori personaggi politici o rappresentanti di schieramenti ben etichettati.
Per rendere ogni iniziativa autonoma da condizionamenti o influssi territoriali o di parte.
Quanto da noi espresso testimonia come in Italia, la maggioranza delle iniziative culturali vengono gestite da politici che, il più delle volte, hanno interessi che esulano da quelli culturali. Fin quando si limitano a gestirli, evitando compromissioni o baratti di ogni specie, fanno il loro dovere.
Se arrivano a strumentalizzare o a lucrare sulle iniziative è meglio evitarli.
Ma l'aria che corre è di grande rischio, dato che a causa della crisi,se c'è odore di soldi pubblici viene l'acquolina a troppi detentori di denaro pubblico.
Ha ragione la Maraini a parlare di pieno degrado.
Quanto accennato nei punti salienti ci pone qualche domanda, pur risultando noi estranei da collegamenti con chi maneggia denaro pubblico (comuni, regioni, enti di varia specie ecc.).
Perché il denaro pubblico deve essere troppo spesso saccheggiato o spartito? Perché in Italia a livello di banche, società, istituzioni c'è sempre il giro di tangenti o di compromissioni con le mazzette?
Bastano queste richieste di chiarimenti per mortificare perfino le intenzioni.
Gli enti a conduzione privata, a servizio della collettività, devono sempre bastare a sé stessi?
I problemi sussistono, dato che mancano controlli e appropriate attenzioni sull'assegnazione di fondi di qualsiasi genere.
La Presidenza
Fondazione Marino Piazzolla

Marino Piazzolla, pastello, 1969

Marino Piazzolla, pastello, 1969


Il senso del limite - 25 novembre 2013

Marino Piazzolla, da Il mattutino delle tenebre, 1958

A Corrado Govoni

[...]
Siamo una razza che non maledice
A causa di tanto aspettare.
Pensa, tu, al tempo che c'è sfuggito;
Al canto che poteva essere nostro,
Alla solennità di tanta luce
sprecata sui nostri volti.
Pensa, tu, dall'alto,
Al sangue che s'ammala
Per poche parole buie...

***

... Nella odierna monotona poesia, che sembra venire da un grammofono sul quale giri sempre un invariabile disco, Piazzolla è una voce singolare e viva, davvero unica.
Sul flusso di immagini talora pirotecniche, abbaglianti, ma sorgive, la nostra barchetta di lettori approda alle nude rive:
Se voi udiste, la notte,
l'urlo che strazia il mio sonno
avreste pietà della mia presenza...
Non fatemi questioni di "generi", o vado in collera. Questa poesia è inclassificabile, originale, senza agganci a niente e a nessuno. Canta, sogghigna, ferisce o medica, singhiozza o ride, evoca o preconizza alla propria inconfondibile forma; vi affiorano e splendono le ragioni di un connaturato umanesimo, e basta.
(Giuseppe Marotta, dalla prefazione a Ballata per mille ombre di M. Piazzolla, 1965, Canesi)

Disegno di Emilio Greco

Disegno di Emilio Greco


Il senso del limite - 21 novembre 2013

Marino Piazzolla, stralci da "Narciso" n. 1 (1946) e nn. 4-5 (1947)

L'attrazione sessuale è antica come la carne che è nata dalla terra, come la linfa che ha nutrito la pianta; essa è nata col sole e cammina col tempo...
*
... Se la vita, eticamente intesa, può essere peccato, non è peccato vivere dal momento che la funzione precisa dell'esistenza tende all'amore...
*
Tutta la storia degli uomini sembra un susseguirsi drammatico di fatti e di atti, i quali traggono la loro origine da due moventi centrali: l'amore e l'odio...
*
... i depositari della morale e del diritto sono proprio quelli che non conoscendo la vera causa delle perversioni, giudicano, condannano senza preoccuparsi di uscire dall'ignoranza e dal pregiudizio...
*
... Chi parla oggi di decadenza è proprio colui che ha contribuito e contribuisce, abbarbicato all'avarizia e al ventre, al fallimento di una società troppo piena di falsi saggi, di asceti, di iniziati, di moralisti...
*
Da quando gli uomini hanno dimenticato l'intuizione concreta dell'universo, essi si sono imbrattati di un fango invisibile, di vera materia: si sono essi legati al compromesso più nauseante...
(Da "Narciso" n.1, 1946, rivista diretta da Marino PIAZZOLLA, Edizioni Eros, Roma)

Disegno di Sante Monachesi

Disegno di Sante Monachesi


ARCHIVIO - 20 novembre 2013

Sante Monachesi, da "Narciso" n.3, 1947, rivista diretta da Marino Piazzolla, Edizioni Eros, Roma)


ARCHIVIO - 20 novembre 2013

Poesia di Sebastiano CARTA (da "Narciso" n.1, 1946, rivista diretta da Marino PIAZZOLLA)

Eva di spazi salutari intatta,
Possente di bellezza premurosa,

Intuizione larga delle mie pupille,
Per inquietudine accesa manifesti
Il volto: alito di luce,
La bocca esatta di marino zelo.

Ci innalziamo nel tempo delle braccia.

In una notte di nozze, naturale
Come il grano che aumenta nelle carni,
La stagione fluirà nuova del sangue.
In te starò alto e giulivo.
Suprema la giostra d'amore e i corpi
Eleverà al festoso ritmo dei cieli.
Avremo sugli occhi e nelle mani
La luminosa fronda dell'instinto,
Folti di grazia nell'arma del destino.
(Sebastiano Carta)

(Da "Narciso" n.1, 1946, rivista diretta da Marino PIAZZOLLA, Edizioni Eros, Roma)

Marino Piazzolla


Il senso del limite - 12 novembre 2013

Dall'intervista a Marino Piazzolla, a cura di Marta Bener, pubblicata su "Quinta Generazione", dispensa mensile di poesia, anno XI/1983, gennaio-febbraio 103/104

"[...] la poesia per poter vivere di vita propria necessita, in primo luogo, di ritmo, di pathos, d'invenzione, di autenticità, di perfetta adeguazione del significante (parola) al significato (contenuto). Penso che ritenere le correnti (o gli esperimenti) dell'arte sia un errore storico. Le avanguardie possono essere necessarie nella misura in cui mettono in moto la soggettività creativa. La storia della poesia non si lascia storicizzare. L'essenziale durata di una poesia nasce da un maggiore approfondimento dell'Essere che il poeta compie nell'atto di fare poesia. Per tale ragione Saffo, Leopardi o Baudelaire sono contemporanei. I grandi poeti di un'epoca storica non sono perciò funzionari passivi dello spirito dell'epoca, ma obbediscono, come afferma Hans Sedlmayr, «direttamente all'Assoluto»".

***

Marino Piazzolla è stato incluso nelle seguenti Antologie:

- Splendore della poesia italiana di Corrado Govoni, ed. Ceschina, Milano, dicembre 1958;
- Anthologie de la Poésie italienne, di Jean Chuzeville, Librerie Plon, Parigi, 1 maggio 1959;
- Lirici pugliesi del Novecento, a cura di Ferruccio Ulivi e di E.F. Accrocca, Bari, Adriatica Editrice, 1967;
- Prima Biennale della Poesia Italiana 1969, a cura di Adriana Noferi, Editrice I centauri, Firenze 1969;
- Poeti Dauni Contemporanei, a cura di Cristanziano Serricchio, Antonio Motta e C. Siani, Editrice Apulia, Foggia, 1977;
- Poeti Italiani d'Ispirazione Cristiana, a cura di Marcella Uffreduzzi, Sabatelli Editore, 1979 (Genova);
- Oltre Eboli: La Poesia, Vol. II, a cura di A. Motta, Lacaita Editore, 1979;
- «Poesia e Letteratura», Vol. III, Tomo Secondo Novecento, di Michele Dell'Aquila, Angelo Signorelli, Editore Roma 1972;
- Dizionario della Letteratura Mondiale del secolo XX, pag. 446-447, Edizione a cura di Licinio Galati e Mario Carpitella, Roma E.P. S.A.I.E. Torino, 1968.
- Puglia in versi : i luoghi della poesia, la poesia dei luoghi, a cura di Daniele Maria Pegorari, Bari Gelsorosso, 2009

Copertina Narciso n.1 1946


ARCHIVIO - 7 novembre 2013

La fornaia un racconto di Marcello GALLIAN (da "Narciso" n.1, 1946, rivista diretta da Marino PIAZZOLLA)
Col viso proteso sulla bocca della donna, come uno che pensa carnalmente o come uno che assapori un pasto prima di divorarlo, Carlo non poteva fare a meno di ricordare, in quei momenti, la festa principale del suo paese attraverso immagini in baraonda, braccia levate, spintoni, animali preparati pel macello, sotto il sole rovente, gesti e facce e grugni in un impasto strano, sotto l'incubo di un terremoto che li setacciava di qua e di là di continuo. Mentre baciava quella bocca rossa, non riusciva ad allontanare dalle orecchie il baccano atroce, le urla dei rivenditori, le invettive delle compere, le manate dei bifolchi sulle groppe dei buoi, il belato arcigno delle pecore, il muggito naturale di tutti gli animali e di quella folla domenicale sbattuta e contorta nei guadagni e nelle compere dozzinali. Non si accorgeva di mugliare esso stesso, in quel momento, su quella ferita aperta immedesimato in una compera carnale della donna che era sorella della propria moglie giovane, soda e procace in tutta se stessa, come l'altra, la moglie, era piccola dura, fornita di grandi mani maschili, adatta a lavori forti, uno dei quali era quello di fornaia notturna in un negozio della periferia. Ogni notte daccapo, quando Clara la moglie era lontana e Vanda prendeva il posto sul letto, senza parlare, per destino naturale, per bisogno fisico, nell'ossessione di un tradimento forte, sviscerato e schiavo. [Continua...]
(Da "Narciso" n.1, 1946, rivista diretta da Marino PIAZZOLLA, Edizioni Eros, Roma)

Seamus Heaney


Testimonianza inedita di Franco Buffoni - 28 ottobre 2013

Per Velio Carratoni
Su Scavando di Seamus Heaney per la Fondazione Piazzolla
Nel 1975, stando in Inghilterra con una borsa di studio, fu determinante per il mio destino poetico una plaquette di otto poesie edita da Rainbow Press e intitolata Bog Poems (Le poesie della palude). Autore: Seamus Heaney.
Quando si è molto giovani, facili sono gli entusiasmi; ben più ardua l'acquisizione di razionali coordinate estetiche e culturali. Dopo quasi quarant’anni ammetto di essere stato fortunato: per avere letto tutti i libri fino ad allora editi di Heaney in un giorno o due, grazie allo stimolo ricevuto dai versi dei Bog Poems; per essere così entrato nel vivo della poesia inglese contemporanea (o meglio di lingua inglese) dalla porta principale.
Vorrei sintetizzare la grande lezione che appresi da Heaney in quei giorni ricordando che venivo da un Paese dove la poesia era stretta, e ancor più lo sarebbe stata negli anni immediatamente successivi, nella morsa igno­bile dei cascami della neo­avanguardia da un lato e delle astuzie del cosiddetto neo­orfismo dall'altro: importante era che non si capisse ciò che si leggeva; questo allora in Italia pareva costituire il sigillo della poesia. Heaney fu per me una boccata di ossigeno: si poteva parlare in poesia di uomini e di donne, di storia -, anche di politica - e d'amore, riuscendo a tutti leggibili senza scadere nel sentimentalismo, nella retorica o nelle rime facili: bastava avere effettivamente qualcosa da dire. Da narrare. Una lezione a cui sono fiero di essere rimasto fedele negli anni, malgrado i veri e propri 'ricatti' (di gruppo, di tendenza, di 'rivista che fa testo') subiti all'inizio del mio percorso.
Cominciai così a tradurre Heaney per puro diletto, finché nel 1986 ebbi l’occasione di frequentare a Cambridge un suo seminario. Heaney in quel periodo stava traducendo alcuni canti dell’Inferno e non gli parve vero di avere a disposizione un lettore di madrelingua in grado di sciogliere i suoi dubbi interpretativi. Per contro fu con me generosissimo nelle spiegazioni delle sue poesie, permettendomi di chiarire i tanti dubbi che mi ero portato dall’Italia.
Tornai da quel seminario felice: ancora un paio di mesi di lavoro e i miei Collected Poems di Seamus Heaney furono pronti. Ero convinto che l’importanza dei testi e del poeta parlassero da soli. Ma Heaney in Italia allora non era affatto conosciuto e la mia offerta del libro agli editori più importanti venne sempre respinta. Finché nel 1989 l’amico Giacinto Spagnoletti non mi espose il progetto di Poesia Europea che aveva in mente per la Fondazione Piazzolla, chiedendomi di fargli una proposta per un poeta vivente di lingua inglese. Quando lesse le mie traduzioni da Heaney mi scrisse in termini che non esito a definire entusiastici (le sue lettere, come tutto il mio epistolario, sono oggi conservate e consultabili al Fondo Manoscritti di Pavia).
Fu così che il volume, intitolato da Spagnoletti Scavando (dal titolo di una delle più celebri poesie di Heaney) vide la luce nel 1991 per i tipi della Fondazione Piazzolla. Che fu anche molto generosa negli invii alla stampa e promozionali. Basti dire che il volume, pur essendo apparso presso una fondazione privata e pur non essendo entrato nel circuito delle librerie (allora non esistevano gli acquisti on line!), ricevette recensioni autorevoli, come quella di Valerio Magrelli sul Messaggero e di Franco Loi sul Sole 24Ore.
Accadde poi che nel 1995 Seamus Heaney vinse il Premio Nobel. E col premio Nobel ci fu la corsa alle traduzioni. Ma io sono rimasto fondamentalmente grato e legato a quel libro in brossura dalla copertina verde.
(Franco Buffoni)

Seamus Heaney


Seamus Heaney, Franco Buffoni e la Fondazione Piazzolla - 24 ottobre 2013

A quasi due mesi dalla scomparsa di Seamus Heaney, segnaliamo un ricordo di Franco Buffoni, pubblicato sul sito Le parole e le cose.


Il senso del limite - 23 ottobre 2013

Che cos'è l'idiota, da "L'Idiota"
Per noi... esiste un piccolo paese che ha avuto i suoi uomini migliori, da Dante a Gramsci, processati e, nei casi più miti soppressi fisicamente. Esiste un'Italia minima degli artigiani, dei braccianti, degli operai, degli studiosi, dei poeti che hanno scritto versi sul serio e che noi amiamo e infine non pochi operosi borghesi. È l'italietta clandestina e civile, fatta di gente semplice che beve vino, crea e disserta sull'Infinito senza mai staccare i piedi dalla terra.
(Marino Piazzolla)

***

Tempi di Europa
Antologia poetica internazionale. Tempi di Europa, a cura di Lino Angiuli e Milica Marinkovic, prefazione di Amedeo Anelli, La vita felice, 2013. Resoconto riguardante la "Collana Poesia europea vivente", poi divenuta "Collana internazione di Poesia". Si dice "fondata e diretta da Giacinto Spagnoletti per la Fondazione Piazzolla di Roma" non precisando che la collana si è realizzata durante la gestione dell'allora presidente in carica, sostenuta dal Consiglio di Amministrazione della Fondazione. È stata un'iniziativa che sarebbe stato bene presentare anche nella sua elencazione precedente, precisando che la collana, dopo la morte di Spagnoletti, pur cambiando titolo, ha proseguito le sue funzioni con metodi del tutto diversi e inserimenti di autori validi sia italiani che stranieri come Balestrini, Jacobbi, Pizzuto, Eminescu, Bacovia ecc.
L'iniziativa di Angiuli, Marinkovic, è benemerita, ma alquanto riduttiva, essendo stati riportati brani di nove autori su ventisette. E nel caso di impossibilità, sarebbe stato utile inserire almeno l'elenco degli altri nomi per dare un'idea più completa possibile dell'iniziativa.
Tra i nomi inseriti con brevi composizioni con traduzione a fronte manca quello di Seamus Heaney, Nobel per la Letteratura nel 1995, che la Fondazione Piazzolla pubblicò nel 1991, a cura di Franco Buffoni. E in occasione della morte del poeta, avvenuta quest'anno, alcuni hanno riprodotto i versi che Buffoni stesso aveva tradotto.

Cosimo Budetta, Composizione


Il senso del limite - 14 ottobre 2013

Da I detti immemorabili di R.M Ratti di Marino Piazzolla

Assenze
Io sono fuori di me e fuori di casa.
La casa è fuori mano. Il pensiero è
fuori di sé, i soldi fuori del portafogli. Dio è fuori della terra
e del cielo.
Sono tornato a casa e non c'era nessuno.
Non c'ero neppure io.

***

Dio non ha bisogno di esistere
... Viviamo nel caos, determinato dalla sregolatezza e dall'impotenza delle tre logiche dominanti (aristotelica, galileiana hegeliana) che si mostrano insufficienti a rilevare nella sua interezza la realtà odierna, soprattutto nei suoi incompresi aspetti spirituali...
Freud e Jung hanno scoperto l'inconscio personale e collettivo, quando sono riusciti a portare alla luce tutte le nevrosi causate dal permanere di una sovrastruttura intellettuale dispotica e totalitaria...
... Dio non esiste, perché non ha bisogno di esistere... Dio è (Kierkkegaard), ... incontrovertibilmente All'uomo spetta una determinata quantità di essere, al contrario Dio è l'essere... la libertà sempre coincidente con la propria necessità...
Marino Piazzolla a "Radio France Culture", 4 maggio 1978. Conversazione n.3 (Revisione e adattamento di Donato Di Stasi. Traduzione di F. Celli). [Da "Fermenti" n.240 (2013)]

***

Si uccide perché soltanto
la vita degli altri non vale.
Terra di trippe accomodate
piena di cavalieri mascherati
borsaioli di luce
figli di fauni traditori
e di ninfe cornute.
Minuetto per Antonio Delfini di Marino Piazzolla.

Marino Piazzolla


Il senso del limite - 10 ottobre 2013

"… in ogni individuo Marino Piazzolla trova una risposta all’artefice della creazione, scopre in ciascuno un arricchimento per il mondo, in ognuno sente pulsare la vita laddove essa non è ancora germogliata: ogni essere umano porta con sé freschezza e voce laddove dimora solo l’oblìo…".
(María Zambrano, a proposito di Esilio sull’Himalaya del poeta italiano M. Piazzolla. Traduzione di E. De Ruvo. Testo originale pubblicato in “Quaderni del Congresso per la libertà della cultura”, n. 6, Parigi maggio-giugno 1954, pp. 102-104, riportato in Luoghi della poesia di M. Zambrano, a cura di Armando Savignano, pp-578-585, Bompiani, 2011.)

***

"Pare che dove andrò sia sempre notte” era la sua esclamazione segreta e delirante, amara e responsabile, ma intanto questo non fievole pretesto ha esatta parvenza nel contraddire le sue paure, i dubbi oltretombali e, così, il problema resta per tutti (inevitabile?) nella totale disgregazione che riattiva la normalità (almeno tra gli umani). [...] In ogni caso il suo viaggio è colto dall’aristocrazia di un volo che ne caratterizza il denso richiamo alla dicibilità poetica, come scrive Maria Zambrano con la quale ha avuto incontri e rapporti di amicizia culturale, non poco essenziali alla fondamentalità della sua immagine".
(Domenico Cara)

***

da "Fermenti" n.240
"Giacinto Spagnoletti, nel 1992, aveva ravvisato nell’autore delle Lettere un poeta rimasto «severamente avvinto al tema della ricerca interiore», e Giorgio Caproni all’uscita di Sugli occhi e per sempre, aveva parlato di Piazzolla come di un artista «immerso nell’ultima grande onda romantica»".
(Emiliano Alessandroni)

Carlo Lizzani


Carlo Lizzani: "Stacco la chiave" - ottobre 2013

Carlo Lizzani. Un protagonista da storia borghese, sempre meno vera. Testimone di fatti storici/reali, a 91 anni se n'è andato, seguendo coerentemente la frase d'addio, dimostrando che oltre la realtà o i fatti non può esserci altro che la fine. Un po' come la fine dei film che, pur non avendo sempre un termine, hanno conclusioni da stimolo.
Lizzani non era un calligrafo, ma un osservatore della realtà che non amava l'invenzione. Preferendo invece il metodo della personalizzazione dei personaggi o la rievocazione delle storie letterarie (Cronache di poveri amanti, La vita agra, Fontamara) per non sottovalutare le rievocazioni storiche politiche o del contorno bellicistico (Germania anno zero, Il processo di Verona, Mussolini ultimo atto).
Anche le storie riguardanti l'attualità del costume post bellico colpivano la sua attenzione (Il gobbo, Banditi a Milano, La società del malessere, Storie di vita e di malavita, Mamma Ebe) provenienti dai suoi interessi di cronaca giornalistica e di attualità, impregnati di senso dell'invenzione e dell'interpretazione da rievocare. Rimaneva in tal caso un freddo interprete di una società in declino civile.
Ma i suoi interessi non si limitavano a questo. Quando c'era un dibattito sulla storia del cinema, sul costume, i suoi interventi lasciavano il segno, riuscendo a volte a superare critici, esteti, storici dello spettacolo. Si dovrebbero recuperare le sue analisi ove emergono interpretazioni stimolanti sul cinema, sui suoi compagni di strada numerosi e vari, stimati per la chiarezza.
Nel 2006 in occasione di un omaggio a Giose Rimanelli, aveva ricordato con Giuliano Montaldo gli anni di Tiro al piccione, tratto da un romanzo dello scrittore, divenuto film diretto da Montaldo. E la Fondazione Piazzolla, in nome dell'amicizia tra Marino e Giose, aveva organizzato tale incontro da Bibli, che possiamo rivedere qui: FOTO VIDEO Aveva partecipato ad altri incontri, sempre da testimone prezioso, distinguendosi come autentico esponente di una cultura da rivisitare. Ha preferito interrompere violentemente e inaspettatamente la sua storia, tramite un gesto estremo, alla maniera del suo amico Monicelli, in un pomeriggio dei primi di ottobre, in una Roma imballata da apparati burocratici, sempre meno umani e autentici.
Velio Carratoni

Piazzolla fra i suoi studenti negli anni dell'insegnamento in Abruzzo

Piazzolla fra i suoi studenti negli anni
dell'insegnamento in Abruzzo


Sul Premio Penne - 9 settembre 2013

Lettera aperta al Presidente della Regione Abruzzo On. Giovanni CHIODI
e al Direttore di “Il Centro” Mauro TEDESCHINI

La presente non per esprimere lagnanze o avanzare recriminazioni.
A nome della Fondazione e Museo Marino Piazzolla esistente dal 1988 per promuovere iniziative a favore della cultura, come previsto dallo Statuto, nel 2000 sollecitati da esponenti rilevanti del Premio Penne come Walter Mauro, Michele Dell'Aquila, Luciano Luisi, essendo stati amici del fondatore del Premio Gaetano Salveti, di Mario Sansone ecc. oltre a Igino Creati da noi conosciuto fin dagli anni Settanta, abbiamo accettato di collaborare alla gestione del Premio che dopo il rischio di eliminazione della Sezione Poesia ci è stato chiesto di inglobarlo nel Premio di Poesia “Città di Penne- FondazionePiazzolla”, con quest'ultima che si è accollata ogni onere finanziario (premi per il vincitore assoluto e per opera prima edita). Grazie a tale collaborazione autori illustri come Sergio Zavoli, Franco Buffoni, Biancamaria Frabotta ecc. si sono avvalsi dell'ambito riconoscimento che oltre alla giuria tecnica ha avuto il placet della Fondazione, per garantire le scelte da influssi esterni, locali o di parte. La garanzia della Fondazione Piazzolla era motivata dal fatto che il fondatore, pur essendo stato un autore di poesia e critica, trattato da illustri personaggi come Emilio Cecchi, Camillo Sbarbaro, Libero De Libero, Pietro Cimatti, Giorgio Bárberi Squarotti, María Zambrano, Giuseppe Marotta, Gaetano Salveti, Giacinto Spagnoletti, Giose Rimanelli, Jean-Paul Sartre ecc. agli inizi degli anni Ottanta gli era stato assegnato il Premio Tagliacozzo, presieduto da Alberto Frattini. Piazzolla era legato all'Abruzzo per avervi insegnato per diversi anni, come da foto aggiunta qui sotto, prima di divenire titolare della cattedra di Storia e Filosofia al Liceo Dante di Roma. Di recente è stato anche celebrato il Centenario della sua nascita presso l'Università di Urbino e la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, con la partecipazione di studiosi e studenti.
Le varie fasi del premio si sono svolte con seguito di consensi da parte del pubblico, sempre numeroso e partecipe.
È stata, quindi, una sorpresa che dopo la proposta di proseguire la collaborazione anche per il 2013, alla morte di Igino Creati venivamo a sapere per caso che la giuria tecnica, tra i quali saremmo dovuti risultare anche noi, sarebbe stata consultata in merito all'elezione di un nuovo Segretario Generale. Inoltre, sentito il Presidente di allora, risultava anche lui non informato di tale operazione.
In queste condizioni siamo stati costretti a rassegnare le dimissioni, pregando il Comitato promotore di accoglierle senza indugio.
Nel frattempo venivamo a sapere che il Premio in questione sarà sostenuto dalla Regione Abruzzo, essendo stata attribuita l'eccellenza per quanto realizzato nel corso degli anni, senza che nessuno della giuria o dell'organizzazione si fosse degnato di inviarci un grazie per quanto da noi fatto per rendere il Premio Penne valido ed efficiente. Siamo noi allora a inviare auguri e grazie al Premio che non consideriamo per niente un corpo estraneo essendoci anche noi prodigati per il conferimento dell'eccellenza, grazie alla nostra abnegazione culturale e professionale. E ricordiamo ciò, essendo venuti a conoscenza di quanto capitato a Gioia de' Marsi in Abruzzo a Dacia Maraini per la sua attività teatrale alla quale dopo promesse non sono corrisposti sostegni doverosi. Dacia nel suo sfogo al quotidiano “Il Centro” se ne duole, mentre noi non lo facciamo, constatando che certi metodi sono all'ordine del giorno.
Ciò non serve per confrontarci o per sminuire quanto a noi accaduto, ricordando che le numerose iniziative della Fondazione sono state sempre realizzate con sacrificio e impegno, ottenendo sempre soddisfazioni come si può evincere consultando il nostro sito:
www.fondazionemarinopiazzolla.it Quello abruzzese, in tanti anni, è il primo metodo poco corretto che ci è capitato.
Lo ricordiamo aggiungendo che se la Regione Abruzzo non avesse elargito il lauto sostegno forse non si sarebbe verificato il fatto in questione.
Si rifletta sull'interrogativo: “Sai ancora essere gentile?” che Daniela Condorelli pone nel n.118 de “L'Espresso”. Alla cui domanda risponde che la scorrettezza sia ormai la regola più diffusa anche in campo culturale.
La Presidenza
Fondazione Marino Piazzolla

Questa lettera è stata ripresa e pubblicata da:
"Il Centro" "L'Acerba Online" Per ulteriori informazioni consultare:
- Lettera aperta di Dacia Maraini - Lettera aperta a Dacia Maraini da parte della Sen. Stefania Pezzopane - Intervista alla Sen. Stefania Pezzopane


ARCHIVIO: Mario LUZI su Marino Piazzolla

In "Pietà della notte" hai trovato un tono così giusto di discorso che tutte le tue qualità di percezione e di pensiero si integrano e si snodano con profonda naturalezza. E una bella conquista e dovrebbe fare impressione anche in mezzo al bailamme sperimentalista: Me lo auguro per te e per tutti, caro Piazzolla. E mentre io tornerò spesso a riaprire il tuo libro, ricordati del tuo Mario Luzi.

Giovanna Bemporad


IN RICORDO DI GIOVANNA BEMPORAD - 9 gennaio 2013

Sarà un caso o una intenzione di vocaboli paragonare in una vicinanza di autori appartati e meticolosi: Marino Piazzolla e Giovanna Bemporad. Due figure impegnate e forse convinte che nel campo della cultura non si può essere completi se non in una ricerca senza soste, priva della presunzione di divenire esponenti della loro sorte, mai definita.
Hanno lavorato una vita in due campi apparentemente uguali ma diversi. Il primo in quello sconfinato della poesia, alla ricerca di collegamenti con riferimenti quali la storia, la visionarietà, il mondo mitico, l'esistenza dei genitori o della donna amata, vista con un senso quasi ossessivo che ci fanno rievocare figure marcate della fragile vita come Beatrice o Laura, ma in modi più reali.
La seconda per aver idolatrato testi imparagonbili come l'Eneide o l'Odissea con traduzioni, animate da esaltazioni indescrivibili che ritenne imperfette o incomplete, anche se realizzate nelle versioni in endecasillabi.
E l'amore per la forma diviene la sua mania creativa.
La conobbi quando attendeva al Cantico dei Cantici che avrebbe voluto realizzare con la Fondazione Piazzolla, dicendomi con la sua voce, tra il cantilenoso, l'imperativo e il trascinante: “Dammi una risposta definitiva o fammi sperare... solo che non ho ancora finito di mettere a punto la mia traduzione, sempre più imprevedibile”. Negli anni Novanta a S. Benedetto del Tronto, in occasione della vincita di Dario Bellezza della sezione di Poesia del Premio Montale c'era anche lei con il marito sen. Giulio Cesare Orlando.
Stando insieme a Gemma, a Dario, ricordava Marino Piazzolla che per lei era una figura di impenetrabile interlocutore e complicato creatore.
Giacinto Spagnoletti, nella Storia della Letteratura Italiana del Novecento uscita in quel periodo con i grandi tascabili Newton li aveva messi insieme, nel suo ricordo e nella sua trattazione.
Marino era già morto da nove anni. Mentre Giovanna visse ancora diciannove anni, fino al 6 gennaio 2013. Pubblicò la traduzione del Cantico dei Cantici con Morcelliana nel 2006, non essendo potuto stare dietro alle sue decisioni imprevedibili o alle impennate fuori programma. La ricordo come una stravagante interlocutrice che ti fissava con i suoi occhi incavati, il muso lungo da roditrice che non amava fermarsi nelle sue rievocazioni esaltanti, la voce suadente di una discontinuità saltellante che raggiungeva a volte una nevroticità da balletto acuto e amaro, vestita quasi sempre di scuro da educanda o da suora di qualche strano ordine religioso, però sempre messa a punto e curata alla sua maniera. Forse per nascondere ogni apparenza manifesta. Difficilmente si mostrava creativa, quanto più applicativa di una pignoleria esasperata. Evitava di parlare di Pasolini che sentiva ormai argomento arcaico, in una fase troppo risolta e definita, dopo i contatti degli anni Quaranta.
Il 23 aprile 2001, al Teatro Argentina di Roma, partecipò alla manifestazione “ Le parole poetiche. Sperimentalismo e affabulazione”, organizzata dalla Fondazione Piazzolla (Programma della manifestazione), in cui lesse il suo componimento Aprile , lei che amava definirsi in atteggiamento di giocosità saltellante lesbica e diversa nel mondo, anche se il suo consorte la circondava di attenzioni rare e affettuose.
Poche o rare le opere che ci ha lasciato. Oltre a quelle citate, ricordiamo Esercizi in cui risulta un amore per i versi di una introspettività manierata, forse troppo programmata, frenando abbandoni o stati di svolgimenti voluti. Quindi una cesellatrice del verso che risalta non per quello che crea, ma per il lontano rivissuto. Riproposte nel magma di creazioni lasciate a raffreddare in un braciere in estinzione.
Velio Carratoni

Hans Werner Henze


IN RICORDO DI HANS WERNER HENZE - 29 ottobre 2013

Era nato a Gütersloh, Westfalia. Morto a Dresda il 27/10/2012. Ha studiato con Fortner, Leibowitz, Stravinskji, Hindemith, risentendo dell'influsso dodecafonico. Autore di opere musicali, balletti, musica sinfonica e da camera, è vissuto da solitario, mostrando attaccamento all'Italia ove visse dal 1953 in poi, a causa dell'omofobia e dell'intolleranza generale del suo paese.
È stato, tra l'altro, direttore artistico dell'Accademia filarmonica romana e del Cantiere d'arte di Montepulciano. Noto per le sue opinioni marxiste, collaborò con Luchino Visconti, Ingeborg Bachmann, M. von Trotta ecc.
Inizialmente aderì all'avanguardia, anche se provò a distaccarsene per facilitare una comunicativa più diretta.
Compose le opere: Boulevard Solitude (1952), I bassaridi (1966), Pollicino (1980), Lo sdegno del mare (1990).
Risultò un autore poliedrico in grado di avvicinarsi alle tematiche italiane provenienti da Gozzi (Re Cervo) con cui abbandonò il serialismo. La sua musica da allora divenne più umana e a volte melodica. Arricchì le sue ricerche di influssi alla Hindemith, alla Verdi o alla Mahler. Più si accostava a testi narrativi o drammatici, più la sua musica si arricchiva.
Visse, per lo più, in Italia. Le istituzioni accoglievano le sue composizioni, anche se rimase un distaccato, una grande preferenza per la poesia e la cultura internazionale.
Autore, per molti versi, da scoprire nella sua giusta dimensione, sin dalla fine degli anni Quaranta possedeva la capacità di seguire vari stili musicali, dal pastiche neoclassico al jazz al contrappunto tradizionale.
Ciò dimostra che era stimolato da molteplici curiosità.
Nel giugno 2007 concesse alla Fondazione Piazzolla un'intervista, a cura di Antonella Calzolari e Velio Carratoni, presso la villa dove risiedeva da anni a Marino, vicino Roma, cinquantaquattro anni dopo la sua scelta di residenza in Italia.
Per tale occasione ha ricordato, sia pure a fatica, tanti particolari della sua vita veneranda.
V.C.

La registrazione video è disponibile QUI, insieme alla trascrizione in pdf pubblicata sulla rivista "Fermenti" n.232 (2008).
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