PREMIAZIONE
XXIV EDIZIONE PREMIO NAZIONALE DI POESIA
"CITTÀ DI PENNE-BANCA POPOLARE DI LANCIANO E SULMONA"
Sabato 22 Novembre 2008
Hotel dei Vestini - Penne
Premio speciale opera prima
Sezione Fondazione Marino Piazzolla
VINCITORE: Matteo Fantuzzi, Kobarid (Raffaelli Editore)
- Matteo Fantuzzi (1979) è nato e risiede a Castel San Pietro Terme, in provincia di Bologna. È redattore della rivista "Atelier", collabora con la rivista "Le voci della Luna" e con l'"Annuario di Poesia" edito da Castelvecchi. Suoi testi sono apparsi su molte riviste tra cui "Nuovi Argomenti", "Yale Italian Poetry", "Specchio", "Gradiva". Ha creato il sito UniversoPoesia e curato la Linea del Sillaro (Campanotto, 2006) sulla poesia dell'emilia Romagna.

Copertina del volume
Intervento del Presidente della Fondazione Piazzolla
Viaggio attraverso una vita sfilacciata, ma cosciente, in presa diretta
Matteo Fantuzzi, sei anni fa, sempre a Penne, veniva non solo segnalato, ma premiato dalla Fondazione Piazzolla per versi inediti che si distinguevano “per l'originalità della cifra poetica tesa a sfiorare con ironia e vigore temi di attualità sociale, esprimendone la denuncia in uno stile prevalentemente prosastico”.
Oggi le tematiche di Fantuzzi sono rimaste impresse nella sua ricerca che si basa sulla presa diretta della realtà anche se il modo di esprimersi è divenuto più forbito.
Quindi tale riconoscimento, che sa di conferma, dimostra un iter in evoluzione inconsapevole.
Un requisito che oggi in campo poetico, va quasi sparendo, preoccupandosi i più di produrre versi costruiti, quantitativamente abborracciati e sciatti che stridono con la ricerca poetica che dovrebbe sapere di inaspettato accadimento.
Come Fantuzzi ha tralasciato di parlare di sé nelle note biografiche, così il suo tracciato esistenziale/poetico, mira a sminuire il personaggio narrante che non è solo un uomo senza qualità, ma un ossimoro che rimane reale, anche se privo di connotati e sembianze.
E il suo viaggio attraverso un mondo falso e quasi imbalsamato da un automatismo paralizzato ma cosciente, mette in risalto i mali di una società piatta e indifesa, priva di valori e risorse.
Il giudizio dell'autore è quasi assente. Ma viva è la sua presenza nel nulla. E in tale contesto, l'autore o chi per lui, dialogando con altri interlocutori o con se medesimo rimane freddo e distaccato, senza far ricorso a toni elegiaci o sbavature liriche d'accatto, sia pure accennate.
La raccolta di Fantuzzi, breve e compatta, constata gli effetti di una sconfitta umana nelle sue fasi piatte e informi.
Cito qualche verso.
Rivolgendosi a chi volesse decidere la cassa per l'ultima dimora: “... quella arriva e non fa sconti e per lo meno allora la tua bara sia economica e curata, / di buon gusto, fatta a mano, da un esperto del settore...”.
E ancora:
“...Dimmelo mamma: che sono bellissima come le ballerine alla televisione, / anche se in classe mi chiamano / scimmia e mi gettano in faccia le arachidi...”.
“...Oggi si mangia, / ma nel contempo non hai più un cliente, / è un nuovo scatto che procede e porta al baratro, ti annienta”.
“...Questo è stato il mio lavoro di una vita, / il fallito sì: ma il migliore”.
Quelli di Fantuzzi sono quadretti di un'ordinaria, fredda follia che sembrano suggerirci: oggi la vita va anche se è un'inutile risorsa.
Nulla di sgomento o mortifico ma solo una capiente lucidità, a volte anche ilare, in un lazzaretto di cadaveri, tanto osannato dal mondo della pubblicità matrice di tutte le cose.
Per le ragioni accennate, per il volume Kobarid, edito da Raffaelli, viene conferito a Matteo Fantuzzi, Premio Opera prima edita Fondazione Marino Piazzolla 2008 per la poesia, augurando a tale autore tante altre prove sorprendenti.
(Velio Carratoni)

Il Presidente della Fondazione Piazzolla legge la motivazione del Premio

Consegna del Premio a Matteo Fantuzzi

Alcuni membri della giuria
