Fondazione «Giovanni, Maria Teresa e Marino Piazzolla» riconosciuta con deliberazione n° 6487 del 1 Luglio 1988 Giunta Regionale del Lazio

e-mail: fondazionepiazzolla@libero.itaggiornato il 02/09/10

Museo » Esilio sull'Himalaya

intervento critico di Paolo Marletta da "IDEA", 13/12/1953

Copertina di 'Esilio sull'Himalaya'

Copertina di
Esilio sull'Himalaya
Disegno di Ciampolini

Questo libretto di poesia ha vinto il Premio Chianciano, e dobbiamo augurarci che i lettori si accorgano di trovarsi davanti a un autentico poeta. La voce del Piazzolla è quella che già conoscevamo dalle Elegie doriche e dalle Lettere della sposa demente: freschissima di accento e rorida d'una sofferta vena di poesia, che i motivi più intimi del cuore sa chiarire ed innalzare al canto piano e sostenuto, ricco di contenuti fervori. Il suo dettato è chiaro ma non banale, limpido per un riuscito travaglio di espressioni di cui il lettore non si accorge: l'esperienza degli ermetici è stata fruttuosa per questi poeti nuovissimi che riconquistano la chiarezza senza tornare indietro.
Bisognerebbe citare versi e versi per dare un'idea della fisionomia di Piazzolla; ma indichiamo soltanto le liriche più belle, oltre a quella che da il titolo al libro, e che è un vero poemetto. La Preghiera al Padre morto, Tu cresci e non ti vedo, La vergine ci presentano aspetti diversi d'una medesima personalità che da al libro un tono unitario e che resta nel nostro ricordo con un accento suo, di pena sommessa e di canto, di levità piena di grazia. La freschezza di un fiore non ancora sbocciato e già rorido di tutta la sua ricchezza: ecco quel che rimane al lettore come fondamentale impressione. Ma non si creda che i temi del Piazzolla siano tenui, o crepuscolari.
Egli affronta i temi eterni della poesia, quelli che sorgono spontanei a chi vive e soffre con purezza di cuore; ma è il tono suo che è piano e lieve, e sa alzarsi alle vette più alte e impegnative con leggerezza felice, quasi come la sua allodola: «Tu che volando al tempo della gentilezza / di più remote ore agile tessi, / e t'è il lume del sole nuovo nido, / cancella dalle palpebre tristezza». L'Esilio sull'Himalaya è un colloquio dell'anima con se stessa, ed insieme una preghiera: tutto in una solitudine di vento e di neve. Invitiamo il lettore a leggerlo con attenzione, sicuri di non deluderlo.

Paolo Marletta

su

da Esilio sull'Himalaya

Ballata tragica per Ciampolini

Ora che sei pieno e fiero della tua altezza
in un punto di Roma che ci fa più tristi,
dedichiamo a te, come una lapide,
questa via rossa di sera,
colma di vento antico e di pena,
Via del Babuino:
forte del nostro cuore.

Questa sera sei tu che sbatti il vento
bianco colle tue lampade a mammella...
Sono le tue porte che fanno l'eco
ai miei passi di stanca sentinella
presa nella tagliola della notte.

Non è questo che vale; tu lo senti:
Un angelo di legno s'è impazzito,
e mentre piange, tenta scrostarsi l'oro
per darlo a Ciampolini, morto per fame,
una sera che fu chiuso a chiave
il suo cuore vuoto, il suo cuore di asceta.

Quarta di copertina di 'Esilio sull'Himalaya'

Ricordo che fu il buio, il buio solo,
che alzò le vele per Via Margutta,
lo aiutò, come un amico, a salpare.

Via soltanto piena dei nostri sogni.
Tu non puoi sapere se va scalzo
sulla stella accesa che ti veglia;
non lo ricordi colla gola piena,
con tutti gli urli spenti nella bocca.

Via di Roma gentile,
lungo spazio di una lunga rotta,
non verrà a battere a una casa;
per tanta morte improvvisa
non ci sono state mai rose;
non verrà a spingere un portone,
ora che la sua mano s'è pentita
d'essere stata viva ed è caduta
sola, come una foglia al suo fianco.

Non sanno della fuga leggera
gli usignoli imbalsamati nelle gabbie;
non sanno del suo tempo d'uomo,
non sanno come il profilo d'una donna
possa riposare sulla carta casta,
com'egli spremesse al sole assassinato
i colori e gli incubi lasciati
a fiorire di sangue sulle sue tele.

Morì più povero di se stesso,
portandosi negli occhi il tuo cielo,
per lasciarti fiorire nel cuore
come una stella da donare a Dio.

Ricordi?
Quando serrava i denti era una statua;
toccandoti col passo, a giorno stanco,
rincorreva il suo volto,
scolpiva un tronco, un uscio
chiuso soltanto sopra un paradiso.

Conoscevamo solo il suo silenzio,
che ti offriva col suo pugno chiuso
di giovine ancora senza giovinezza:
d'uomo senza il preludio d'una festa.
E ti portava come una bandiera
che si ricorda in una vecchia piazza,
urlando all'aria che rimane immota.

Qui giace Ciampolini,
morto talmente solo,
che non lasciò nemmeno la sua ombra.
Fu talmente pudico
che volle farsi credere a dormire.

Conosceva da tempo il buio a picco
dei tuoi vecchi portoni e dei cortili.
Qualcuno intanto venne a ricordarlo.
Ci disse :
Ciampolini da il sangue, il proprio sangue
ai fiori allegri di Piazza di Spagna.....

Ciampolini da soldi e pane a una sgualdrina:
Ciampolini ha scoperto l'ombra di Gesù
e se la porta dietro palpitante
come un colombo che tocca le stelle.
Ciampolini non mangia da anni,
per essere più leggero, come il cielo:
porta addosso un tuta celeste:
sembra davvero un santo clandestino.

Amico, tu non sei più!
Non è facile cantare chi è partito
con tanti anni senza giovinezza.
So solo che la tua bocca di folle
era una cicatrice sopra un urlo.

Vivesti solo in tutta questa Roma,
antro buio per chi insegue un'ombra.
Ti avanzava il deserto; la tua mano
cadeva vuota ad ogni giorno vuoto,
mentre volavi da un digiuno all'altro,
lasciandoci vedere com'era fatto
il tuo teschio d'angelo impazzito.

Ricordo:
Te ne andasti!...
col ventre pieno di bestemmie mute.
Nessuno vide com'era la tua giacca,
unta da tempo di giornate amare.....

Quando moristi, amico,
fu certo un evento da ricordare,
se non altro
per il sole che non c'era più,
per la camera ove fosti di sasso
nell'acqua sempre casta del tuo silenzio;
per le lampade ancora spente del Babuino
e l'organo delle stelle scoperchiato
sul tuo viso appassito.

Dicesti che andavi solo a riposare
in una terra che avevi scolpita,
dipinta col nero fumo dei sogni:
e quando ti passò accanto l'ombra,
fosti come un tronco d'inverno sulla collina.

Fosti la sera per noi solo un triste pensiero,
nella piazza aperta come uno sbadiglio.
E' morto Ciampolini!
Angelo pentito e non altro.
E' morto che sembrava un fanciullo
pieno di secoli, di piaghe segrete,
colle dita come i rami che non si scordano:
è morto col cuore vuoto di sangue
per averlo dato ai fiori soltanto;
accesi, fino a sera, in piazza di Spagna.

Eri un cavaliere e ricordavi
compera l'Italia prima del diluvio;
amavi le vie deserte
per tutto quel vuoto d'anni che portavi.
Sicché quando cadesti su te stesso,
ultima statua scolpita a martello
dagli incubi che portavi nel petto
nessuno s'accorse che non c'eri più,
non seppero dirsi se fosti un uomo
talmente eri morto da tempo.

Via non mai colma di bellezze defunte,
Via, tomba degli artisti,
Via ferma del Babuino,
Perché tu lo spingesti sulle tue pietre?

Fu l'ospite amaro nei lunghi corridoi:
per le scale a chiazze di buio
ci disse ch'era vivo,
egli invece sognava.

Amico,nessuno ti disse addio,
per tema di scoprire che fosti un uomo.
Tu passasti nei giorni coll'orgasmo
di essere bianco di luce al traguardo.
Qualcuno, nel delirio,
disse un nome:
Era il tuo nome spento sul tuo viso!

I lumi non si mossero come sempre. La gente non seppe nulla.
T' eri spento come un fulmine
in una stanza gonfia della tua morte.
in via del Babuino.

Ora ti porta la sera come una stella
fissa nel cielo buio del Babuino.

E noi restiamo ancora quaggiù ancora
colmi soltanto della tua tristezza.

su

Cerca nel sito
BIBLIOGRAFIA di Marino Piazzolla
aggiornata
Fondazione Piazzolla - Ritrovaci su Facebook
NEWS
- Sezione VIDEO:
Hudèmata Actabat
maggio 2008
- Sezione AUDIO:
Interviste a Piazzolla
per France Culture
1978
- PREMIO PENNE - PIAZZOLLA
Bando
scadenza 10 luglio 2010
- PREMIO "GIACOMO LEOPARDI"
Premio speciale Fondazione Piazzolla
Il vincitore
Premiazione 29 giugno 2010
- Giugno 2010
PUBBLICAZIONI
- 2010 L'ANNO DEL CENTENARIO
LE MANIFESTAZIONI
S. FERDINANDO DI PUGLIA
29 Maggio
- 2010 L'ANNO DEL CENTENARIO
LE MANIFESTAZIONI
ROMA 12 Maggio
- 2010 L'ANNO DEL CENTENARIO
LE MANIFESTAZIONI
ROMA 12 Maggio
VIDEO
- 2010 L'ANNO DEL CENTENARIO
LE MANIFESTAZIONI
URBINO 21-22 Aprile
- 2010 L'ANNO DEL CENTENARIO
LE MANIFESTAZIONI
URBINO 21-22 Aprile
VIDEO
- 2010 L'ANNO DEL CENTENARIO
- 20 Apr 2010
Seminario Univ. di Lille
su Roberto Sacchetti
- Sezione VIDEO:
Presentazione
Rivista "Fermenti" n. 234
- Sezione AUDIO:
"Le voci della città"
conferenza su Velso Mucci
- Sezione VIDEO:
Intervista a
Hans Werner Henze
- Febbraio 2010
Pubblicazione:
Sole metallico, morbide lune
antologia con testo a fronte italiano-greco
- 16 Febbraio 2010
Presentazione n. 234
rivista "Fermenti"
- Sezione VIDEO:
RICORDO DI VITO RIVIELLO
27 Novembre 2009
- 28 Novembre 2009
PREMIO PENNE - PIAZZOLLA
PREMIAZIONE
MOTIVAZIONE
FOTO
- 1 Dicembre 2009
Incontro con l'autrice:
Assia Papp
- 17 Novembre 2009
Presentazione
I Teatronauti del Chaos
- 5 Novembre 2009
Presentazione Catalogo 2009
Fermenti Editrice
- Sezione VIDEO:
POETI A ROMA
Vito Riviello
- Sezione VIDEO:
Presentazione "Voglio raccontarti..."
di Antonella Calzolari
- Sezione AUDIO:
"Le voci della città"
conferenza su Elio Filippo Accrocca e Lamberto Pignotti
- 28 Febbraio 2009
Incontro con
Roberto Pazzi
Libreria Bibli (Roma)
  FOTO   VIDEO
- 28 Febbraio 2009
Marino Piazzolla e l’altro paesaggio
Libreria Orsa Minore (San Severo)
  FOTO